Nuovo decreto F-Gas: Abrogazione comunicazione ISPRA 31 Maggio

il 24 gennaio 2019 è entrato in vigore il D.P.R. 146/2018, che abroga il precedente D.P.R. 43/2012: la Dichiarazione F-gas relativa alle informazioni del 2018 (termine di comunicazione 31 maggio 2019) non dovrà essere trasmessa.
Con l’entrata in vigore del nuovo D.P.R. 146/2018, il quale abroga il suo predecessore (D.P.R. 43/2012), decade l’obbligo di comunicazione della dichiarazione F-Gas entro il 31 maggio di ogni anno.In sostituzione di tale obbligo, è stata infatti istituita la Banca dati che obbliga quindi gli operatori di settore, e non più gli utenti, alla comunicazione telematica delle informazioni. 
Tuttavia, l’obbligo di mantenimento dei registri per gli utenti rimane invariato.
Quindi, come chiarito dal Ministero dell’Ambiente, la dichiarazione F-Gas relativa alle informazioni del 2018 non dovrà essere trasmessa (la quale aveva come termine il 31 maggio 2019).
Cosa è cambiato col nuovo decreto:
– Non dovrà essere trasmessa la dichiarazione F-Gas da parte dell’utente entro il 31 Maggio di ogni anno
– Dal 24 Settembre 2019 saranno gli operatori del settore (venditori, frigoristi, installatori e manutentori), e non gli utenti, a dover inviare, esclusivamente per via telematica, i dati relativi alle vendite di f-gas, delle apparecchiature che li contengono e le attività di assistenza, manutenzione, installazione, riparazione e smantellamento delle stesse, entro 30 giorni dalla data di intervento.
– Viene esteso il campo di applicazione della norma a celle frigorifero di autocarri, rimorchi frigorifero e a commutatori elettrici contenenti F-Gas, le quali si aggiungono quindi alle apparecchiature fisse di refrigerazione, condizionamento d’aria, pompe di calore e ai sistemi di protezione antincendio contenenti F-gas
 Cosa è rimasto invariato col nuovo decreto?– Gli operatori del settore dovranno essere registrati nel Registro Telematico Nazionale per le persone e imprese certificate e pertanto dovranno essere sempre in possesso di regolare abilitazione;
– Obbligo di mantenimento per gli utenti del Registro dell’apparecchiatura contenente tutti i dati e le informazioni già previsti dal Regolamento (UE) n. 517/2014;
– Le periodicità dei controlli delle fughe di gas vengono sempre calcolate in base al contenuto in Tonn di CO2 equivalenti di gas refrigerante presenti nelle apparecchiature come indicato nel regolamento (UE) n. 517/2014
L’obiettivo del nuovo decreto è quello di riuscire ad avere una maggiore tracciabilità dei gas e degli impianti che li contengono, e per fare ciò è stata istituita una Banca Dati sui gas fluorurati ad effetto serra, la quale sarà gestita dalle Camere di Commercio competenti. 
Ora, ogni volta che il frigorista farà un intervento sulle apparecchiature contenenti F-gas, verranno inviati i dati delle stesse e delle Aziende che le possiedonoPertanto è importante che l’utente dell’apparecchiatura sia in regola con tutti gli adempimenti normativi.
Quindi se sei un utente e non sei sicuro che le tue apparecchiature siano in regola con le norme F-gas o se sei un operatore che deve procedere con le dichiarazioni periodiche, siamo a disposizione.

VOCI A SPECCHIO RIFIUTI: SENTENZA

Voci a specchio rifiuti: la Corte di Giustizia UE mette la parola fine

Dopo anni di stravaganti, fantasiose e pericolose interpretazioni, finalmente una risposta definitiva alla annosa questione di quali sostanze ricercare (e come) in caso di rifiuti aventi voci speculari.

La Corte di Giustizia UE il 28 marzo (cause C487 e C489/17) ha infatti chiarito innanzitutto che gli Stati membri devono tener conto “della fattibilità tecnica e della praticabilità economica, cosicché le disposizioni della Dir. 98/08 non possono essere interpretate nel senso di imporre al detentore di un rifiuto obblighi irragionevoli, sia dal punto di vista tecnico che economico, in materia di gestione dei rifiuti”.

Pertanto “il detentore di un rifiuto, pur non essendo obbligato a verificare l’assenza di qualsiasi sostanza pericolosa nel rifiuto in esame, ha tuttavia l’obbligo di ricercare quelle che possano ragionevolmente trovarvisi”.

E il principio di precauzione deve essere interpretato solo nel senso che, “qualora, dopo una valutazione dei rischi quanto più possibile completa tenuto conto delle circostanze specifiche del caso di specie, il detentore di un rifiuto che può essere classificato sia con codici corrispondenti a rifiuti pericolosi sia con codici corrispondenti a rifiuti non pericolosi si trovi nell’impossibilità pratica di determinare la presenza di sostanze pericolose o di valutare le caratteristiche di pericolo che detto rifiuto presenta, quest’ultimo deve essere classificato come rifiuto pericoloso”.

Rimaniamo a disposizione per qualsiasi chiarimento in merito ricordando che Framyx offre, tra i propri servizi, la consulenza per la corretta gestione dei rifiuti in azienda (tra cui la compilazione del MUD 2019 che, per i soggetti obbligati, deve essere presentato entro il 22 giugno 2019).

Nuovo Schema corsi formazione per preposto e lavoratori

In vigore dal 15 marzo le nuove procedure di revisione, integrazione ed apposizione della segnaletica stradale per la delimitazione dei cantieri in presenza di traffico veicolare.

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 37 del 13 febbraio 2019) il decreto del 22 gennaio 2019.

Da una attenta lettura emergono numerose ed in alcuni casi sostanziali modifiche rispetto alla normativa precedente.

Di seguito andiamo ad approfondire le principali modifiche per quanto riguarda la formazione.

Un primo aspetto che risalta dalla lettura comparata tra il vecchio D.M. ed il nuovo riguarda i soggetti che devono essere obbligatoriamente formati.

Nel punto 2 (Destinatari dei corsi) troviamo la prima differenza, i corsi sono diretti ai lavoratori e preposti adibiti alle attività connesse alla segnaletica, sparisce l’estensione agli “addetti ad attività in presenza di traffico”.

Di rilievo invece è la composizione della squadra (Allegato I Punto 2.1.):

non più una squadra composta in maggioranza da operatori che avevano completato il percorso formativo previsto, ma, in base al D.M. 22 gennaio 2019, una squadra in cui tutti gli operatori devono aver completato il percorso formativo.

Inoltre, la squadra dovrà essere composta in maggioranza da operatori che abbiano esperienza nella categoria di strada interessata dagli interventi.

Passando poi ai contenuti della formazione, riscontriamo le seguenti modifiche:

  • Vengono eliminati i cenni sulla legislazione generale di sicurezza;
  • Viene confermato che il percorso formativo è differenziato per categoria di strada;
  • Viene introdotta la tematica delle tecniche di integrazione e revisione della segnaletica per cantieri, che vanno ad affiancare quelle già previste relative all’installazione e rimozione;
  • Non più “operatori” (es. percorso formativo per gli operatori) ma “lavoratori” (es. percorso formativo per lavoratori).

Invariati rimangono i tempi della formazione, ma sia il modulo tecnico (tre ore per i lavoratori, cinque ore per i preposti), che quello pratico di 4 ore, sarà concernente le categorie di strade nonché le attività di emergenza.

Dal punto di vista della formazione viene disciplinato il passaggio da “lavoratore” a “preposto”.

In questa situazione, se il nuovo preposto ha già effettuato il percorso formativo come lavoratore, la formazione dovrà essere integrata, in relazione ai compiti dal medesimo esercitati, con un corso della durata di quattro ore più una prova di verifica finale.

I contenuti di tale formazione comprenderanno:

  1. modulo tecnico della durata di un’ora;
  2. modulo pratico sulla comunicazione e sulla simulazione dell’addestramento della durata di tre ore;
  3. prova di verifica finale (prova pratica).

Viene innalzato il numero di partecipanti per ogni corso a 35 unità (in precedenza 25), mentre rimane inalterato il rapporto massimo istruttore/allievi 1 a 6 (almeno un docente ogni sei allievi).

Completamente riscritto il punto 10 dell’allegato II relativo al modulo di aggiornamento della formazione dei lavoratori e dei preposti.

L’aggiornamento sarà distribuito nel corso di ogni quinquennio successivo al corso di formazione (attualmente era ogni quattro anni);

sarà effettuato per mezzo di interventi formativi della durata complessiva minima di sei ore (attualmente erano tre), in particolare in caso di modifiche delle norme tecniche e in caso di interruzione prolungata dell’attività lavorativa;

Gli aggiornamenti formativi potranno essere effettuati anche sui luoghi di lavoro.

Novità anche per quanto riguarda i formatori e gli istruttori.

Requisiti sicuramente più stringenti.

Il docente della parte teorica potrà essere:

  • il responsabile del Servizio di prevenzione e protezione aziendale con esperienza almeno triennale nel settore stradale;
  • personale interno o esterno con esperienza documentata, almeno quinquennale, nel settore della formazione o nel settore della prevenzione, sicurezza e salute nei cantieri stradali.

l’istruttore della parte pratica:

sarà un soggetto con esperienza professionale documentata nel campo dell’addestramento pratico o nei ruoli tecnici operativi o di coordinamento, almeno quinquennale, nelle tecniche di installazione e rimozione dei sistemi segnaletici adottati per garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione stradale.

Al termine del triennio successivo all’adozione del decreto, per la effettuazione di docenze riferite alla parte teorica, il personale esterno dovrà essere in possesso dei requisiti di cui al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro della salute, del 6 marzo 2013, n. 65, con esperienza professionale nel settore della prevenzione, sicurezza e salute nei cantieri stradali, mentre rimangono inalterati i requisiti per il personale interno e per gli istruttori.

All’allegato I (criteri minimi per la posa, il mantenimento e la rimozione della segnaletica di delimitazione e di segnalazione delle attività lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare) oltre a quella già citata relativa alla composizione della squadra, vi sono una serie di altre modifiche, alcune delle quali di particolare rilievo.

  • Aggiunta la valutazione del rischio di investimento accidentale degli operatori a piedi da parte di un veicolo di supporto in caso di tamponamento del veicolo stesso;
  • vincoli e regole nuove per gli spostamenti di personale a piedi in talune situazioni
  • oltre la discesa dal veicolo viene contemplata anche la risalita sul veicolo stesso;
  • viene previsto che qualora il veicolo sia posizionato sulla corsia di sorpasso (strade ad almeno due corsie per ogni senso di marcia) l’uscita dal cantiere dovrà avvenire (preferibilmente)al termine del cantiere stesso;

Sono state apportate numerose modifiche ai punti relativi alle modalità di segnalazione di situazioni di emergenza;

Sono state apportate modifiche alle modalità di segnalazione e delimitazione dei cantieri fissi;

Rilevante la procedura per i cantieri mobili su strade di tipo C con attività di un solo veicolo operativo: la presegnalazione dell’attività viene agevolata mediante la posa di un segnale mobile di preavviso con PMV o equivalente segnale a terra posto sulla prima piazzola utile (o area equivalente) in entrambi i sensi di marcia e sulle intersezioni.

Del tutto nuovo il punto 8 relativo alle segnalazioni di interventi all’interno di gallerie con una corsia per senso di marcia.

Gestita la situazione (manovra in retromarcia del furgone che effettua il recupero della segnaletica stessa) “In particolare nei tratti privi della corsia di emergenza ove le manovre in retromarcia possono risultare particolarmente difficoltose e pericolose, la rimozione della segnaletica di preavviso può essere effettuata nel senso del traffico supportata da adeguata presegnalazione”

Per maggiori approfondimenti qui il link al decreto.

Una nuova sentenza sulla sicurezza dei macchinari

Con la Sentenza della Cassazione Penale N. 5441 del 04/02/2019, si torna a parlare della responsabilità del datore di lavoro, in caso di infortunio del dipendente dovuto alla mancanza di requisiti di legge dei macchinari utilizzati.

 

Con tale sentenza sono stati condannati i membri del C.d.a. di due diverse Società di capitali per lesioni personali colpose.

L’infortunato è stato travolto da una tramoggia, durante il carico di un sacco contenente il granulato.

La tramoggia non era fissata al suolo e non aveva i requisiti di stabilità previsti dalla normativa.

I Giudici della suprema corte hanno sottolineato come, per evitare qualsiasi tipo di responsabilità, non sia sufficiente la presenza della marchiatura di conformità CE sul macchinario, come anche la mancanza di indicazioni di fissaggio al suolo del macchinario sul manuale d’uso.

A tal proposito, la stabilità del macchinario o delle attrezzature da lavoro, o almeno la messa in sicurezza, sono specificate negli allegati V e VI del D.Lgs. 81/2008.

Pertanto, è dovere del datore di lavoro, mettere in atto le dovute misure per prevenire tali rischi di infortunio, a tutela dell’incolumità dei propri lavoratori, fornendo, al contempo, informazioni circa le modalità di svolgimento delle attività lavorative assegnate.

Contattaci in caso di dubbi: info@framyx.com

Sicuro di essere sicuro?

L’IMPORTANZA DI UN AUDIT SULLA SICUREZZA PER LE AZIENDE ITALIANE

Gli audit sulla sicurezza sono una procedura chiave per individuare le aree critiche per la gestione della salute e della sicurezza all’interno dell’azienda, così da poter successivamente mettere in campo le dovute migliorie in termini di rispetto delle disposizioni di legge e di ottimizzazione delle performance. Per meglio comprendere in cosa consiste un audit sicurezza o un audit di sistema di gestione è necessario rifarsi all’origine latina del termine, dal verbo audio, ovvero ascoltare. Fare un audit significa dunque ‘tendere l’orecchio’ in modo specifico e organizzato per comprendere se, all’interno del sistema aziendale, vengono effettivamente rispettati i ruoli e le procedure definite dalle normative vigenti.

L’auditor di sistemi di gestione della sicurezza

L’obiettivo dell’audit sulla sicurezza è dunque principalmente quello di ridurre qualsiasi tipo di incidente all’interno dell’azienda, nel pieno rispetto della legge. Tutto parte dal presupposto – in linea con quanto disposto dalle normative ISO – secondo il quale ogni azienda che si è dotata di un sistema di gestione completo, dalle dotazioni ai software per la sicurezza sul lavoro, deve poi verificare periodicamente il suo effettivo funzionamento e la sua concreta compatibilità con le disposizioni vigenti (le quali, come è noto, vengono frequentemente aggiornate). Per condurre un audit efficace è necessario poter contare sul pieno rispetto delle linee guida per audit dei sistemi di gestione, nonché poter fare affidamento su un auditor affidabile: spetta infatti a lui il compito di raccogliere in modo strutturato ed esaustivo tutte le informazioni necessarie sul sistema di gestione per individuare le criticità, le rispettive cause e le possibili soluzioni.

 

Audit sicurezza: una checklist indicativa

Gli audit sulla sicurezza si fondano sull’uso delle check list, inquadrate come strumento metodologico in grado di:

  • garantire che vengano effettivamente controllati tutti i requisiti normativi
  • garantire la massima trasparenza circa i criteri di valutazione
  • rendere possibile una sistematizzazione dello stato di conformità rispetto ai requisiti

Le checklist degli audit sulla sicurezza sono costituite da domande semplici che permettono sempre e comunque risposte facilmente verificabili, garantendo così un’agile e chiara registrazione dei giudizi. Le domande dell’auditor si evolvono dal generale al particolare, con apposite questioni di controllo per verificare la correttezza delle risposte. Ogni azienda, nel corso degli anni, ha realizzato internamente delle check list personalizzate e su misura; non va però dimenticato che queste liste, dovendosi confrontare non solo con nuove normative, ma anche con nuovi processi e con nuovi scenari, devono essere assolutamente aggiornate periodicamente.

 

Contattaci per un audit gratuito info@framyx.com

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