Emissioni in atmosfera: attenzione alla portata autorizzata

Emissioni in atmosfera si raccomanda l’attenzione alla portata autorizzata.

L’autorizzazione alle emissioni in atmosfera prevede specifiche prescrizioni che l’Azienda è tenuta a rispettare per svolgere la propria attività.

Tra queste si segnala in particolare il dato di portata a camino, espressamente indicato nel provvedimento autorizzativo e nella documentazione di progetto.

La portata effettiva, misurata nei controlli periodici, deve corrispondere al dato autorizzato (con un range di tolleranza pari a ± 20%).

Eventuali scostamenti o anomalie agli impianti devono essere tempestivamente gestiti con azioni interne e comunicazioni agli Enti.

Si suggerisce di tenere sotto controllo e monitorare periodicamente la situazione impiantistica dei sistemi di captazione, convogliamento, filtrazione e ventilazione degli effluenti gassosi, verificando ad esempio la posizione dei dispositivi di sezionamento delle condotte (serrande), il corretto funzionamento dei ventilatori, la regolazione degli inverter e lo stato dei sistemi di abbattimento.

Emissioni in atmosfera: periodicità

Si ricorda infine che per coloro che sono in possesso di autorizzazioni alle emissioni in atmosfera sono previsti alcuni adempimenti specifici che possono variare in base al tipo di autorizzazione (ordinaria o in deroga), ai quantitativi di materia prima e ausiliaria consumati, e alla tipologia di attività autorizzata.

Seguono i principali, da verificare caso per caso.

Campionamenti di controllo

Per le attività soggette ad autorizzazione ordinaria alle emissioni in atmosfera sono previsti campionamenti ai camini di emissione con cadenza annuale (se non diversamente indicato nella domanda autorizzativa). Per le emissioni autorizzate in deroga invece, tali campionamenti, qualora previsti, hanno periodicità biennale.

Bilancio di massa

Per le attività che utilizzano composti organici volatili (COV) o prodotti contenenti COV, è inoltre previsto l’invio del bilancio di massa relativo all’utilizzo di tali sostanze al dipartimento ARPA competente entro il 31 marzo di ogni anno.

Registri

Le attività in possesso di un impianto di aspirazione degli inquinanti con emissione in atmosfera  devono annotare tutte le operazioni di manutenzione eseguite sull’impianto in un apposito registro con pagine numerate progressivamente, nel quale riportare:

  • la data di effettuazione dell’intervento;
  • il tipo di intervento (ordinario, straordinario, ecc.);
  • la descrizione sintetica dell’intervento;
  • l’indicazione dell’autore dell’intervento.

Se previsti, dovranno inoltre essere riportate tutte le informazioni relative ai campionamenti effettuati sulle emissioni in atmosfera su apposito registro degli autocontrolli dotato di pagine con numerazione progressiva bollate dall’ARPA competente, ove riportare:

  • la data e l’ora di effettuazione delle misure;
  • i risultati delle misure effettuate;
  • il carico produttivo gravante nel corso dei prelievi.

In entrambi i casi i registri devono essere tenuti a disposizione delle autorità preposte al controllo.

 

per maggiori informazioni info@framyx.com

Rifiuti: Deposito temporaneo

Deposito temporaneo: quando non rileva il collegamento funzionale

29 novembre 2018

L’art. 183 del d.lgs n. 152/06, alla lettera bb), definisce il  “deposito temporaneo” quale  “raggruppamento dei rifiuti e il deposito preliminare alla raccolta ai fini del trasporto di detti rifiuti in un impianto di trattamento, effettuati, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, da intendersi quale l’intera area in cui si svolge l’attività che ha determinato la produzione dei rifiuti o, per gli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile, presso il sito che sia nella disponibilità giuridica della cooperativa agricola, ivi compresi i consorzi agrari, di cui gli stessi sono soci, alle seguenti condizioni: ) i rifiuti contenenti gli inquinanti organici persistenti di cui al regolamento (CE) 850/2004, e successive modificazioni, devono essere depositati nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio e l’imballaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose e gestiti conformemente al suddetto regolamento;
2) i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalità alternative, a scelta del produttore dei rifiuti: con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito; quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In ogni caso, allorché il quantitativo di rifiuti non superi il predetto limite all’anno, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno;
3) il “deposito temporaneo” deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonché, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;
4) devono essere rispettate le norme che disciplinano l’imballaggio e l’etichettatura delle sostanze pericolose”.
L’elaborazione giurisprudenziale ha interpretato la norma nel senso che il luogo di produzione dei rifiuti, rilevante ai fini della nozione di deposito temporaneo, è non solo quello in cui i rifiuti sono prodotti, ma anche in quello in disponibilità dell’impresa produttrice nel quale gli stessi sono depositati, purché funzionalmente collegato a quello di produzione.
La Cassazione (Sez. III, del 30 ottobre 2018, n.49674),  tuttavia, precisa che  non rileva il nesso di collegamento funzionale con il luogo di produzione del rifiuto e la contiguità delle aree ove essi vengono raggruppati,quando non sono rispettati i principi di precauzione e di azione preventiva nonché le condizioni richieste dall’art. 183 lett. bb) del d.lgs. n. 152 del 2006.

Obbligo Piani di Emergenza impianti stoccaggio

Circolare MATTM Prot. 4064 del 15 Marzo 2018

Circolare ministeriale recante “Linee guida per la gestione operativa degli stoccaggi negli impianti di gestione dei rifiuti e per la prevenzione dei rischi”

Decreto Sicurezza – Piani di emergenza impianti di stoccaggio e lavorazione rifiuti

DL. 113/2013 convertito in Legge n. 132/2018

 

L’art. 26 bis del DL 113/2018 impone ai gestori di impianti di stoccaggio e di lavorazione rifiuti di predisporre un piano di emergenza entro il 3 marzo 2019….

(( Art. 26-bis Piano di emergenza interno per gli impianti di stoccaggio e lavorazione dei rifiuti 1. I gestori di impianti di stoccaggio e di lavorazione dei rifiuti, esistenti o di nuova costruzione, hanno l’obbligo di predisporre un piano di emergenza interna allo scopo di:

a) controllare e circoscrivere gli incidenti in modo da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per la salute umana, per l’ambiente e per i beni;

b) mettere in atto le misure necessarie per proteggere la salute umana e l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti;

c) informare adeguatamente i lavoratori e i servizi di emergenza e le autorita’ locali competenti;

d) provvedere al ripristino e al disinquinamento dell’ambiente dopo un incidente rilevante.

2. Il piano di emergenza interna e’ riesaminato, sperimentato e, se necessario, aggiornato dal gestore, previa consultazione del personale che lavora nell’impianto, ivi compreso il personale di imprese subappaltatrici a lungo termine, ad intervalli appropriati, e, comunque, non superiori a tre anni. La revisione tiene conto dei cambiamenti avvenuti nell’impianto e nei servizi di emergenza, dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle misure da adottare in caso di incidente rilevante.

3. Per gli impianti esistenti, il piano di emergenza interna di cui al comma 1 e’ predisposto entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

4. Il gestore trasmette al prefetto competente per territorio tutte le informazioni utili per l’elaborazione del piano di emergenza esterna, di cui al comma 5.

5. Per gli impianti di cui ai commi precedenti, al fine di limitare gli effetti dannosi derivanti da incidenti rilevanti, il prefetto, d’intesa con le regioni e con gli enti locali interessati, predispone il piano di emergenza esterna all’impianto e ne coordina l’attuazione.

6. Il piano di cui al comma 5 e’ predisposto allo scopo di: a) controllare e circoscrivere gli incidenti in modo da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per la salute umana, per l’ambiente e per i beni; b) mettere in atto le misure necessarie per proteggere la salute umana e l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti, in particolare mediante la cooperazione rafforzata con l’organizzazione di protezione civile negli interventi di soccorso; c) informare adeguatamente la popolazione, i servizi di emergenza e le autorita’ locali competenti; d) provvedere sulla base delle disposizioni vigenti al ripristino e al disinquinamento dell’ambiente dopo un incidente rilevante.

7. Il prefetto redige il piano di emergenza esterna entro dodici mesi dal ricevimento delle informazioni necessarie da parte del gestore, ai sensi del comma 4.

8. Il piano di cui al comma 5 e’ riesaminato, sperimentato e, se necessario, aggiornato, previa consultazione della popolazione, dal prefetto ad intervalli appropriati e, comunque, non superiori a tre anni. La revisione tiene conto dei cambiamenti avvenuti negli impianti e nei servizi di emergenza, dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle misure da adottare in caso di incidenti rilevanti.

9. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, d’intesa con il Ministro dell’interno per gli aspetti concernenti la prevenzione degli incendi, previo accordo sancito in sede di Conferenza unificata, sono stabilite le linee guida per la predisposizione del piano di emergenza esterna e per la relativa informazione alla popolazione. 10. All’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo si provvede senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. ))

Abolizione del Sistri dal 1 gennaio 2019

Dal primo gennaio 2019 è soppresso il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (Sistri).
Si tratta di un provvedimento contenuto nella bozza del Dl Semplificazioni atteso sul tavolo del prossimo Consiglio dei Ministri.
Vengono altresì aboliti anche i contributi annuali da versare per la costituzione e il funzionamento del sistema.
Sempre dall’inizio del prossimo anno, dalla stessa data “e fino alla definizione ed alla piena operatività di un nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti organizzato e gestito direttamente dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare”, i soggetti tenuti alla tracciabilità dei rifiuti compiranno i propri adempimenti attraverso il ricorso alla modulistica cartacea previgente al Sistri.

FONDIRIGENTI AVVISO 3/2018

 FONDIRIGENTI AVVISO 3/2018
Opportunità di finanziamento per lo sviluppo delle competenze manageriali

Fondirigenti ha pubblicato L’Avviso 3/2018, con uno stanziamento di € 10.000.000,00 a sostegno della realizzazione di Piani formativi rivolti allo sviluppo delle competenze manageriali

I contenuti dei piani formativi dovranno essere finalizzati allo sviluppo di competenze in uno dei seguenti ambiti di intervento:

1. Area Trasformazione digitale
2. Area Internazionalizzazione
3. Area Organizzazione, pianificazione e controllo

 

Ciascuna azienda potrà essere destinataria di un unico piano per un finanziamento massimo di € 15.000,00

Nello specifico, la proposta di Riconversider abbraccia i temi della trasformazione digitale, quale leva ed opportunità per sostenere la strategia competitiva, nell’ottica di individuare azioni concrete volte, tra le altre cose, a promuovere e gestire i temi di Industria 4.0 

I Piani formativi potranno essere presentati fino al 24 Gennaio 2019

Vi invitiamo a contattarci al più presto per verificare l’ammissibilità della Vostra Azienda al progetto formativo così da predisporre la domanda di finanziamento nei tempi più opportuni.

 

X