Responsabilità ambientali e deleghe

Quale differenza tra delega e conferimento di incarico? Lo dice la cassazione.

Con una recentissima sentenza (n. 47822 del 25 novembre 2019) la III sezione penale della Cassazione è intervenuta su un tema estremamente importante nel campo delle responsabilità ambientali, chiarendo che, a differenza della delega che comporta il subentro del delegato nella posizione di garanzia che fa capo al delegante a condizione che il relativo atto di delega sia espresso, inequivoco e certo ed investa persona tecnicamente capace, dotata delle necessarie cognizioni tecniche e dei relativi poteri decisionali e di intervento fermo restando, comunque, l’obbligo di vigilanza sul corretto esercizio della delega, il conferimento dell’incarico mantiene, invece, inalterati i poteri così come gli obblighi gravanti sul titolare della posizione di garanzia che risponde in prima persona dell’inosservanza degli obblighi connessi alla carica, comunque derivanti dal mancato esercizio dei relativi doveri di controllo delle attività demandate ai terzi.

Nella specie, come del resto già in precedenza affermato dalla stessa Cassazione, è stato ulteriormente puntualizzato che l’amministratore di diritto di una società risponde del reato di gestione non autorizzata di rifiuti anche nel caso in cui la gestione societaria sia, di fatto, svolta da terzi, gravando sul primo, quale legale rappresentante, i doveri positivi di vigilanza e di controllo sulla corretta gestione della medesima società in virtù della carica ricoperta.

Scadenza aggiornamento formazione attrezzature di lavoro

Nei prossimi mesi ogni azienda dovrà domandarsi se i propri addetti che utilizzano attrezzature di lavoro (carrelli elevatori, PLE, gru, etc.) dovranno effettuare l’aggiornamento della formazione. Sono infatti già trascorsi 5 anni dalla scadenza ultima definita dall’Accordo Stato Regioni per ritenere valida la formazione pregressa (12/03/2015).

Si ricorda che il mancato aggiornamento (entro i 5 anni dall’ultimo aggiornamento e/o dalla formazione iniziale) fa decadere l’abilitazione all’utilizzo dell’attrezzatura stessa, finché non si provvede all’aggiornamento stesso.

FRAMYX è a disposizione per la pianificazione e l’erogazione dei corsi di aggiornamento attrezzature di lavoro.

RIFERIMENTI NORMATIVI: D.Lgs. 81/08 -art. 73 e Accordo Stato Regioni del 22/02/2012

Sicurezza nelle attività di manutenzione di macchine e

I pericoli per la sicurezza e salute sul lavoro nelle attività di manutenzione di macchine e impianti

Il numero dei lavoratori coinvolti nelle attività di manutenzione di macchine e impianti è molto elevato  considerando che tale attività interessa tutti i settori lavorativi. Ma soprattutto, si tratta di un tipo di attività che normalmente può presentare fattori di rischio più elevati visto che i macchinari per essere manutenuti devono essere portati in condizioni di utilizzo “anomale”, non ordinarie, esponendo così l’operatore a situazioni che – se non correttamente previste e prevenute – possono aumentare il pericolo di infortuni e incidenti in maniera sostanziale.

Il processo di manutenzione di macchine e impianti, per assicurare che avvenga in sicurezza ottimale, dovrebbe iniziare durante la fase di progettazione di un’apparecchiatura o di un impianto o durante la fase di pianificazione di un’attività. Ma sappiamo che, molto più spesso a fare regola è l’eccezione…

Anche perché “Manutenzione” è un termine generico che è utilizzato, nei diversi settori e ambienti di lavoro, per denominare un’ampia gamma di attività: ispezione, collaudo, misurazione, regolazione, riparazione, rilevamento guasti, sostituzione di parti, lubrificazione e pulizia.

I dati degli infortuni e malattie derivanti da attività di manutenzione di macchine e impianti

A conferma di ciò, i dati hanno mostrato che le percentuali di infortunio durante i lavori di manutenzione variano da paese a paese, mantenendosi tra il 15% ed il 20% di tutti gli infortuni. Inoltre, circa il 10-15% di tutti gli infortuni mortali si sono verificati durante l’esecuzione di operazioni di manutenzione. La maggior parte degli infortuni connessi alla manutenzione si sono verificati nelle imprese manifatturiere, edili, immobiliari e commerciali, nel settore dell’erogazione di elettricità, gas e acqua e, in alcuni paesi, anche nel settore dell’istruzione.

Non solo, la maggior parte degli infortuni si sono verificati durante attività di manutenzione correttiva. Inoltre, gli addetti alla manutenzione sono stati le seconde vittime più frequenti di infortuni connessi al subappalto, subito dopo gli operai del settore edilizio.

Novità 2019. La nuova guida INAIL per la sicurezza nelle attività di manutenzione di macchine e impianti.

tudi scientifici indicano che le malattie professionali e i problemi di salute connessi con il lavoro (quali: asbestosi, cancro, problemi di udito e disturbi muscoloscheletrici) sono anch’essi più diffusi fra i lavoratori impegnati in attività di manutenzione.

Insomma, la manutenzione di macchine e impianti ha un doppio decisivo ruolo in termini di salute e sicurezza sul lavoro: costituisce essa stessa un’attività ad alto rischio e deve essere eseguita in modo sicuro, con un’adeguata protezione, sia per gli addetti alla manutenzione che per le altre persone eventualmente presenti sul posto di lavoro. Ma allo stesso tempo ha un ruolo importante proprio nell’eliminazione dei rischi sul luogo di lavoro. La mancanza di manutenzione o la sua inadeguatezza possono infatti causare incidenti gravi o problemi di salute non solo per i lavoratori.

Perciò, per venire incontro alle molteplici figure  coinvolte  nelle attività di manutenzione, (datori di lavoro, dirigenti, responsabile del servizio prevenzione e protezione, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, responsabili della manutenzione, addetti alla manutenzione, responsabili dei contratti, responsabili della gestione di appaltatori e fornitori) il Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici dell’INAIL ha pubblicato a maggio 2019 una nuova importante guida dal titolo  La manutenzione per la sicurezza sul lavoro e la sicurezza nella manutenzione.

Dopo una prima introduzione il documento

  • fa una ricognizione dei  rischi nelle varie attività di manutenzione di macchine e impianti,
  • propone “soluzioni per una manutenzione sicura”,
  • riporta riferimenti alla vigente legislazione di salute e sicurezza sul lavoro,
  • esamina approfondimenti in merito alle diverse tipologie di attività (manutenzione di attrezzature, manutenzione di Dpi, manutenzione di impianti, manutenzione e verifica impianti elettrici),
  • discute politiche di pianificazione della manutenzione,
  • fornisce informazioni sulla tecnologia RFId al servizio della manutenzione (Radio-Frequency Identification cioè quelle tecnologie che permettono il riconoscimento a distanza di un oggetto per mezzo di comunicazioni radio),
  • analizza problemi connessi alla esternalizzazione dell’attività.

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Gli ultimi richiami di prodotti alimentari non idonei

Ministero del Lavoro: interpello 6/2019 su obbligo misure di

La Federazione Sindacale Italiana dei Tecnici e Coordinatori della Sicurezza ha formulato istanza di interpello per conoscere il parere di questa Commissione in merito al seguente quesito: Il datore di lavoro deve sempre predisporre obbligatoriamente misure di protezione collettiva, ai sensi dell’art. 148 c. 1 D.Lgs. 81/2008 e smi, ovvero ha la facoltà di valutare caso per caso quali misure di protezione (collettiva o individuale) adottare?”.
Il richiedente afferma che “Questo obbligo risulta in contrasto con quanto indicato nell’art. 111 c. 1 let. a) del D.Lgs. 81/2008 smi per il quale il datore di lavoro, in caso di lavori in quota, deve dare priorità alle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale ma non l’obbligo di predisporle sempre”.

Al riguardo, premesso che:
– l’articolo 15 del decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, rubricato “Misure generali di tutela”, al comma 1, lettera i), prevede “la priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale”;
– l’articolo 75 del decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, rubricato “Obbligo di uso”, stabilisce che “I DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro”;
– l’articolo 111 del decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, rubricato “Obblighi del datore di lavoro nell’uso di attrezzature per lavori in quota”, al comma 1, lettera a), statuisce la “priorità” delle “ misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale” ed al comma 6, prevede che “Il datore di lavoro nel caso in cui l’esecuzione di un lavoro di natura particolare richiede l’eliminazione temporanea di un dispositivo di protezione collettiva contro le cadute, adotta misure di sicurezza equivalenti ed efficaci […]. Una volta terminato definitivamente o temporaneamente detto lavoro di natura particolare, i dispositivi di protezione collettiva contro le cadute devono essere ripristinati”;
– l’articolo 148 del decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, rubricato “lavori speciali”, al comma 1, stabilisce che “Prima di procedere alla esecuzione di lavori su lucernari, tetti, coperture e simili, fermo restando l’obbligo di predisporre misure di protezione collettiva, deve essere accertato che questi abbiano resistenza sufficiente per sostenere il peso degli operai e dei materiali di impiego” ed al comma 2 prevede che: “Nel caso in cui sia dubbia tale resistenza, devono essere adottati i necessari apprestamenti atti a garantire la incolumità delle persone addette, disponendo, a seconda dei casi, tavole sopra le orditure, sottopalchi e facendo uso di idonei dispositivi di protezione individuale anticaduta”;

sulla base di tali elementi la Commissione ritiene che, da un’attenta analisi del quadro normativo, non sussiste alcun ”contrasto” tra gli articoli 148 e 111 del decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008. In particolare, il citato articolo 148, riguardante i lavori speciali, sancisce l’obbligo di predisporre comunque misure di protezione collettiva, nel caso di lavori effettuati su lucernari, tetti, coperture e simili, che possano esporre a rischio il lavoratore e qualora, sulla base della valutazione del rischio, le citate superfici non siano in grado di garantire una resistenza sufficiente per sostenere il peso degli operai e dei materiali di impiego o sia dubbia la loro resistenza, devono essere adottati i necessari apprestamenti atti ad assicurare l’incolumità delle persone addette. La norma de qua è, dunque, una disposizione speciale rispetto a quella generale di cui all’articolo 111 del menzionato decreto legislativo che disciplina i lavori in quota e come tale prevalente rispetto ad essa nell’ambito delle fattispecie espressamente previste.

Fonte: Ministero del Lavoro

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