Sicuro di essere sicuro?

L’IMPORTANZA DI UN AUDIT SULLA SICUREZZA PER LE AZIENDE ITALIANE

Gli audit sulla sicurezza sono una procedura chiave per individuare le aree critiche per la gestione della salute e della sicurezza all’interno dell’azienda, così da poter successivamente mettere in campo le dovute migliorie in termini di rispetto delle disposizioni di legge e di ottimizzazione delle performance. Per meglio comprendere in cosa consiste un audit sicurezza o un audit di sistema di gestione è necessario rifarsi all’origine latina del termine, dal verbo audio, ovvero ascoltare. Fare un audit significa dunque ‘tendere l’orecchio’ in modo specifico e organizzato per comprendere se, all’interno del sistema aziendale, vengono effettivamente rispettati i ruoli e le procedure definite dalle normative vigenti.

L’auditor di sistemi di gestione della sicurezza

L’obiettivo dell’audit sulla sicurezza è dunque principalmente quello di ridurre qualsiasi tipo di incidente all’interno dell’azienda, nel pieno rispetto della legge. Tutto parte dal presupposto – in linea con quanto disposto dalle normative ISO – secondo il quale ogni azienda che si è dotata di un sistema di gestione completo, dalle dotazioni ai software per la sicurezza sul lavoro, deve poi verificare periodicamente il suo effettivo funzionamento e la sua concreta compatibilità con le disposizioni vigenti (le quali, come è noto, vengono frequentemente aggiornate). Per condurre un audit efficace è necessario poter contare sul pieno rispetto delle linee guida per audit dei sistemi di gestione, nonché poter fare affidamento su un auditor affidabile: spetta infatti a lui il compito di raccogliere in modo strutturato ed esaustivo tutte le informazioni necessarie sul sistema di gestione per individuare le criticità, le rispettive cause e le possibili soluzioni.

 

Audit sicurezza: una checklist indicativa

Gli audit sulla sicurezza si fondano sull’uso delle check list, inquadrate come strumento metodologico in grado di:

  • garantire che vengano effettivamente controllati tutti i requisiti normativi
  • garantire la massima trasparenza circa i criteri di valutazione
  • rendere possibile una sistematizzazione dello stato di conformità rispetto ai requisiti

Le checklist degli audit sulla sicurezza sono costituite da domande semplici che permettono sempre e comunque risposte facilmente verificabili, garantendo così un’agile e chiara registrazione dei giudizi. Le domande dell’auditor si evolvono dal generale al particolare, con apposite questioni di controllo per verificare la correttezza delle risposte. Ogni azienda, nel corso degli anni, ha realizzato internamente delle check list personalizzate e su misura; non va però dimenticato che queste liste, dovendosi confrontare non solo con nuove normative, ma anche con nuovi processi e con nuovi scenari, devono essere assolutamente aggiornate periodicamente.

 

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Nuovo decreto FGAS

Decreto del Presidente della Repubblica 16 novembre 2018, n. 146

Il 9 gennaio 2019 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto del Presidente della Repubblica 16 novembre 2018, n. 146 (pdf, 2.396 MB) recante attuazione del Regolamento (CE) n. 517/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 aprile 2014 sui gas fluorurati a effetto serra (Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 20 maggio 2014).

Il D.P.R. n. 146/2018, che entrerà in vigore il 24 gennaio 2019, definisce le modalità di attuazione del Regolamento (UE) n.517/2014, relativamente ai seguenti aspetti:

l’individuazione delle autorità competenti;
l’adeguamento del sistema di certificazione istituito con il D.P.R. n. 43/2012 , ed in particolare le procedure per:

– l’accreditamento degli organismi di valutazione della conformità per le attività disciplinate dal Regolamento e dai relativi regolamenti europei di esecuzione;

– la designazione degli organismi di certificazione delle persone fisiche e delle imprese;

– la certificazione degli organismi di attestazione di formazione delle persone;

– la certificazione, l’attestazione e l’iscrizione al Registro telematico nazionale per le persone fisiche e per le imprese;

– il rilascio di esenzioni e deroghe all’obbligo di certificazione per le persone fisiche;

– il riconoscimento dei certificati delle persone fisiche e delle imprese rilasciati in un altro Stato membro.

l’individuazione degli organismi di controllo indipendenti competenti per le procedure di verifica dell’accuratezza dei dati;
l’implementazione del Registro telematico nazionale delle persone e delle imprese certificate (istituito con il DPR n. 43/2012), che assicura a tutti i soggetti, la pubblicità notizia delle informazioni sulle attività disciplinate dal decreto, nonché la trasparenza delle attività medesime;
la costituzione e la gestione di una Banca Dati, come previsto dall’articolo 6, paragrafo 2 del Regolamento (UE) n.517/2014, per la raccolta e la conservazione delle informazioni relative alle vendite di gas fluorurati a effetto serra e delle apparecchiature che contengono tali gas, nonché alle attività di installazione, manutenzione, riparazione e smantellamento di dette apparecchiature;
l’individuazione di sistemi di comunicazione delle informazioni di cui all’articolo 20, del Regolamento (UE) n.517/2014, per la raccolta di dati sulle emissioni dei settori rientranti nel campo di applicazione del regolamento medesimo;
l’etichettatura delle apparecchiature ai sensi dell’articolo 12 del Regolamento (UE) n.517/2014 e del Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2068.

A decorrere dal 24 gennaio 2019 (data di entrata in vigore del Decreto del Presidente della Repubblica 16 novembre 2018, n. 146), e’ abrogato il decreto del Presidente della Repubblica 27 gennaio 2012, n. 43.

Fonte: Ministero dell’Ambiente
http://www.minambiente.it/pagina/nuovo-decreto-fgas-decreto-del-presidente-della-repubblica-16-novembre-2018-n-146

Decreto-Legge 135/2018 – Soppressione SISTRI

A seguito di quanto approvato nel corso del Consiglio dei Ministri dello scorso 12 dicembre, all’interno del Decreto-Legge 14 dicembre 2018 n. 135  ‘Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione’ (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 290 del 14 dicembre, entrato in vigore il giorno successivo) è stata, tra le altre, introdotta la misura di soppressione del Sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali ‘SISTRI’ a decorrere dal 1° gennaio 2019 (non dovuti quindi i contributi di cui all’articolo 14-bis del Decreto-Legge 1 luglio 2009 n. 78 convertito, con modificazioni, dalla  Legge  3 agosto 2009 n. 102  e  all’articolo  7  del  Decreto  del  Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare 30 marzo 2016 n. 78).

Il Decreto-Legge deve ora intraprendere l’iter di conversione in Legge.

Per quanto riguarda la tracciabilità dei rifiuti, dal 1 gennaio 2019,  e  fino  alla  definizione  e  alla  piena operatività di  un  nuovo  sistema  organizzato e gestito  direttamente  dal  Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, i titolari soggetti alla tracciabilità   dei   rifiuti   dovranno continuare ad utilizzare il sistema cartaceo, adempiendo a quanto previsto dagli articoli:
188 ‘Responsabilità della gestione dei rifiuti’
189 ‘Catasto dei rifiuti’
190 ‘Registri di carico e scarico’
193 ‘Trasporto dei rifiuti’

del  D.lgs 152/2006 (nel testo previgente alle modifiche  apportate  dal  decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205) anche mediante le  modalità  di cui all’articolo 194-bis ‘Semplificazione del procedimento di tracciabilità dei rifiuti e per il recupero dei contributi dovuti per il SISTRI’, del decreto stesso.

Inoltre troveranno applicazione le disposizioni di cui all’articolo 258 ‘Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari’ del  decreto  legislativo  n.152 del 2006, nel  testo  previgente  alle  modifiche  apportate  dal decreto legislativo n. 205 del 2010.

Con una nota, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha comunicato che il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti sarà invece gestito in maniera diretta dal Ministero e avrà l’obiettivo di digitalizzare l’intera tracciabilità dei rifiuti e i documenti fiscali, superando in tal modo il doppio binario cartaceo/digitale e il registro di carico e scarico.

Il testo del Decreto-Legge è consultabile al seguente link.

CONAI – Novità dal 2019

A partire dal 01 gennaio 2019 saranno attive alcune novità relativamente all’applicazione del Contributo Ambientale CONAI (CAC), che riguardano in particolare commercianti di imballaggi vuoti dicitura “contributo ambientale Conai assolto”,  diversificazione contributiva degli imballaggi e  rimodulazione del CAC.

Le principali novità CONAI

Con la delibera del CdA Conai del 20 giugno 2018 sono state apportate delle modifiche per quanto riguarda l’applicazione del CAC per i commercianti di imballaggi vuoti, applicabili a partire dal 1 gennaio 2019.

Se fino alla fine del 2018 il commerciante di imballaggi vuoti deve solamente indicare in fattura che il CAC è assolto (e compreso nel prezzo di vendita) e l’applicazione del CAC è in capo al produttore/fornitore di imballaggi vuoti, a partire dal 1 gennaio 2019 il commerciante di imballaggi vuoti dovrà applicare il CAC in fattura in aggiunta al prezzo di vendita in riga separata. Pertanto,dal 2019, il commerciante di imballaggi vuoti viene equiparato all’ultimo produttore di imballaggi. Gli adempimenti che spettano ai commercianti di imballaggi vuoti a partire dal 2019 sono quelli già previsti per i produttori di imballaggi vuoti, ovvero:

  • Rilasciare una specifica attestazione di esenzione dal CAC al fornitore cedente, diretta per conoscenza anche al Conai, con la quale si dichiara di essere consorziati al Conai e di impegnarsi ad assolvere direttamente agli obblighi di applicazione, dichiarazione e versamento del CAC. L’attestazione in questione è quella presente sull’apposita Guida Conai denominata esenzione-cessione tra produttori;
  • Applicare il CAC nelle fatture di vendita ai clienti/utilizzatori (diversi dai commercianti di imballaggi vuoti). Ciò richiede di esplicitare il CAC in aggiunta al prezzo di vendita degli imballaggi. Per poter esplicitare il CAC sulle fatture bisogna conoscere quantomeno il peso (o il numero di pezzi e ilpeso unitario) dei diversi materiali di imballaggio;
  • Presentare la dichiarazione periodica e versare il CAC al Conai sulle prime cessioni effettuate.

Commercianti di imballaggi vuoti – procedura agevolata

Per agevolare i commercianti di imballaggi vuoti che hanno a che fare con flussi di imballaggi non rilevanti in termini di peso, Conai ha introdotto una procedura agevolata. Possono ricorrere alla procedura agevolata i commercianti di imballaggi vuoti che nell’anno precedente hanno gestito flussi di imballaggi fino ad un limite di 150 tonnellate,in termini di peso, per ciascun materiale (nel caso di plastica si sommano le tre fasce ad oggi previste). I commercianti che riescono a stare sotto al limite di 150 tonnellate vengono definiti “piccoli commercianti” di imballaggi vuoti.

Autocertificazione

I “piccoli commercianti” di imballaggi vuoti che optano per la procedura agevolata devono inviare a Conai un’autocertificazioneche attesti lo status di“consorziato” e indichi specificatamente i materiali di cui sono composti gli imballaggi sui quali lo stesso intende continuare a pagare il CAC al fornitore. In tal caso, il “piccolo commerciante” continuerà a pagare il CAC al fornitore,quindi l’obbligo di versamento del CAC rimane in capo al fornitore.

Il “piccolo commerciante” ha però l’obbligo di indicare sulle fatture di vendita che ha già provveduto all’addebito del CAC con la seguente dicitura: “Corrispettivo comprensivo del Contributo ambientale Conai già assolto”.

Dicitura “Contributo ambientale Conai assolto”

A partire dal 1 gennaio 2019 la dicitura “Contributo ambientale Conai assolto” potrà essere applicata esclusivamente agli imballaggi pieni.

Diversificazione contributiva degli imballaggi

Il Consiglio di Amministrazione Conai ha deliberato l’introduzione di una diversificazione del contributo per alcuni imballaggi di carta e di plastica.

Per quanto riguarda gli imballaggi di carta la diversificazione introdotta riguardagli imballaggi poliaccoppiati a prevalenza carta idonei al contenimento di liquidi. A partire dal 1 gennaio 2019, a fronte di un contributo ambientale per gli imballaggi in carta aumentato a 20 €/tonnellata (precedentemente era pari a 10 €/tonnellata), verrà applicato un contributo aggiuntivo di 20 €/tonnellata sugli imballaggi poliaccoppiati a prevalenza carta idonei al contenimento di liquidi. Per tali imballaggi,quindi, il contributo totale sarà pari a 40 €/tonnellata.

Imballaggi in plastica

Per quanto riguarda gli imballaggi in plastica, invece, le novità sono due:

  • La fascia B verrà segmentata mediante la creazione di una nuova fascia dedicata agli imballaggi del circuito domestico con filiera di riciclo consolidata (ad esempio bottiglie in PET trasparente o trasparente colorato, flaconi e taniche in HDPE, ecc.);
  • Le soluzioni di imballaggi non selezionabili/riciclabili verranno ricollocati in fascia C (fino alla fine del 2018 rimarranno in fascia B).

Quindi il nuovo schema contributivo per gli imballaggi in plastica valido dal 1 gennaio 2019 è il seguente:

  • Fascia A (imballaggi selezionabili e riciclabili da circuito commercio e industria): 150,00 €/tonnellata;
  • Fascia B1 (imballaggi da circuito domestico con una filiera di selezione e riciclo efficace e consolidata): 208,00 €/tonnellata;
  • Fascia B2 (altri imballaggi selezionabili e riciclabili da circuito domestico): 263,00 €/tonnellata;
  • Fascia C (imballaggi non selezionabili/riciclabili allo stato delle tecnologie attuali): 369,00 €/tonnellata.

Rimodulazione del CAC

Dal 01 gennaio 2019 dovranno essere cambiati anche i Contributi Ambientali per gli imballaggi in acciaio, alluminio, legno e vetro. In particolare:Il contributo ambientale per gli imballaggi in acciaio passa da 8,00 €/tonnellata a 3,00 €/tonnellata;

il contributo ambientale per gli imballaggi in alluminio passa da 35,00 €/tonnellata a 15,00 €/tonnellata;

il contributo ambientale per gli imballaggi in vetro passa da 13,30 €/tonnellata a 24,00 €/tonnellata;

per gli imballaggi di legno è stata diminuita la percentuale del peso del pallet da assoggettare a contributo ambientale. Tale percentuale passa dal 40 al 20%

Gli imballaggi in acciaio, a 3,00 €/tonnellata (valore precedente: 8,00 €/tonnellata)
Gli imballaggi in alluminio, a 15,00 €/tonnellata (valore precedente: 35,00 €/tonnellata)
Gli imballaggi in carta e cartone, a 20,00 €/tonnellata (valore precedente: 10,00 €/tonnellata)
Gli imballaggi in plastica, un valore medio pari a 263,00 €/tonnellata (valore precedente: 208,00 €/tonnellata). Il prossimo CdA delibererà l’effetto sulle fasce contributive, trattandosi del primo aumento di contributo consistente con la diversificazione contributiva in essere
Gli imballaggi in vetro, a 24,00 €/tonnellata (valore precedente: 13,30 €/tonnellata)

L’aumento avrà effetto anche sulle procedure forfetarie/semplificate per importazione di imballaggi pieni, sempre con decorrenza dal 1° gennaio 2019.

In particolare:

  • le aliquote da applicare sul valore complessivo delle importazioni (in Euro) passeranno da 0,13 a 0,16% per i prodotti alimentari imballati e da 0,06 a 0,08% per prodotti non alimentari imballati;
  • il Contributo mediante il calcolo forfetario sul peso dei soli imballaggi delle merci importate (peso complessivo senza distinzione per materiale) passerà da 52,00 a 64,00 €/t.

Il sistema CONAI-Consorzi di Filiera e i riciclatori indipendenti hanno contribuito a garantire nel 2017 l’avvio a riciclo del 67,5% dei rifiuti di imballaggio, per un totale di 8,8 milioni di tonnellate.

Per ogni ulteriore informazione e chiarimento è a disposizione delle aziende il Numero Verde CONAI 800-337799

Modelli organizzativi 231 obbligatori

La disciplina in materia di responsabilità delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica non prevede alcuna obbligatorietà circa l’adozione del modello organizzativo 231, ossia, in base al principio dell’autocontrollo, è riconosciuta all’ente la facoltà di adottarlo. Sebbene alcune legislazioni regionali lo prevedano come requisito preliminare, tra altri requisiti, per ottenere o mantenere l’accreditamento in specifici settori (es.: formazione, sanità), così come l’AGCM, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ai fini del punteggio per l’attribuzione del Rating di legalità, ha previsto la presenza del modello 231 quale elemento di valutazione.
Inoltre, secondo alcuni orientamenti giurisprudenziali, se all’ente sono irrogate sanzioni pecuniarie a motivo dell’assenza del modello 231, i suoi amministratori sono chiamati a rispondere di mala gestio, sussistendo la loro responsabilità per inadeguata attività amministrativa e, pertanto, sono tenuti a risarcire lo stesso ente per la sanzione pecuniaria inflittagli.
Lo scorso mese di luglio, per iniziativa di un gruppo di senatori, è stato presentato un disegno di legge modificativo del D.Lgs. n. 231/2001 che prevede l’obbligatoria adozione del modello 231 per determinate categorie di enti collettivi.
Le società di capitali (srl, spa, sapa, cooperative) e quelle consortili, che anche solo in uno degli ultimi 3 esercizi hanno conseguito un attivo dello stato patrimoniale non inferiore a € 4.400.000, o ricavi di vendite e prestazioni pari o superiori a € 8.800.000, nonché le società controllanti ai sensi dell’art. 2359 C.C. di una o più srl, spa, sapa, cooperative che hanno raggiunto o superato i detti limiti dimensionali, devono approvare con delibera dell’organo amministrativo o dell’assemblea dei soci l’adozione del modello organizzativo 231 e nominare l’organismo di vigilanzaEntro 10 giorni tale delibera deve essere depositata presso la Camera di commercio di riferimento, e l’inosservanza di questo obbligo comporta una sanzione amministrativa di € 200.000, applicata anche nel caso di mancata nomina dell’organismo di vigilanza. La sanzione è altresì applicata per ciascun anno solare in cui permane l’inosservanza di entrambi i detti obblighi: mancato deposito e mancata nomina dell’organismo di vigilanza.
Qualora il deposito della delibera avvenga tardivamente, la sanzione amministrativa è di € 50.000.
Per consentire l’adeguamento alle disposizioni della norma, le sanzioni saranno applicate a partire dal 30.10.2019.
Tra le argomentazioni poste a fondamento della proposta legislativa, secondo i proponenti è necessario che nel nostro ordinamento siano poste basi maggiormente solide “perché si sviluppi una cultura della legalità d’impresa e della prevenzione di ogni stortura e abuso dell’iniziativa economica privata e pubblica”.
Sarà interessante seguire l’iter legislativo di questa proposta di legge, soprattutto per quanto riguarda sia l’asprezza dell’apparato sanzionatorio, sia la possibile violazione del principio di autonomia dell’imprenditore nella gestione della sua azienda. Perché, è bene ricordarlo, paradigmi del D.Lgs. n. 231/2001 sono l‘autocontrollo di cui l’impresa si dota in piena autonomia e la sua eticità nella conduzione degli affari, due aspetti che è ben difficile imporre per legge. Prova ne sia che il legislatore del 2001 non ha prescritto nessun obbligo in merito all’adozione del modello organizzativo 231.

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Fonte Ratio Quotidiano

http://www.ratio.it/ratioquotidiano/modelli-organizzativi-231-obbligatori-il-disegno-di-legge
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