Classificazione rifiuti

Classificazione rifiuti, per Avvocatura Ue basta “adeguata caratterizzazione”

Per l’Avvocato generale della Corte Ue il produttore non ha l’obbligo di sottoporre i rifiuti ad analisi esaustiveal fine di individuare tutte le sostanze pericolose o possibili indizi di pericolosità.

 

Secondo quanto precisato nelle conclusioni presentata il 15 novembre 2018 (cause riunite da C-487/17 a C-489/17), quel che è necessario, anche alla luce del principio di fattibilità tecnica e praticabilità economica espresso dall’articolo 4 della direttiva 2008/98/Ce, non è una ricerca indiscriminata di tutte le sostanze che i rifiuti potrebbero astrattamente contenere, bensì un’adeguata caratterizzazione degli stessi basata prima sull’accertamento della loro esatta composizione e, successivamente, sulla verifica della pericolosità delle sostanze così individuate.

Sempre stando a quanto si legge nelle conclusioni, il principio di precauzione giustificherebbe invece la classificazione di un codice “specchio” come pericoloso qualora, per motivi non imputabili al produttore, risulti impossibile analizzare la composizione del rifiuto o gli indizi di pericolosità dei suoi componenti.

 

X