La trappola del cellulare aziendale

La trappola del cellulare aziendale “Poche regole e sempre acceso”

 

Nella gran parte dei casi le imprese non chiariscono attese e confini di uso. E chi ne viene dotato rischia di covare una sorta di risentimento per colpa di quel cordone ombelicale. Così la gran parte degli impiegati torna a preferire una chiara separazione tra lavoro e vita privata rispetto a un’integrazione con limiti troppo permeabili. I risultati di un’indagine Usa

 

Meglio più ore al lavoro che dovere tenere sempre acceso il cellulare aziendale. Meglio rinunciare alla gara di nuoto del figlio che ritrovarsi con un telefono che può squillare in ogni momento. Chi lavora, seppure ammette i vantaggi di essere sempre connesso, comincia a mostrare una specie di “rigetto”. Non si tratta di una repulsa luddista (ovvero di una specie di ribellione alla tecnica), piuttosto di una insofferenza verso un atteggiamento delle imprese, ritenuto sottilmente furbesco, che quasi mai, quando consegnano il cellulare, definiscono i confini di un uso che, se relegato a un patto taciuto, straripa senza limiti.

I risultati sono quelli di un’indagine Usa realizzati dalla WorldatWork che ha analizzato le implicazioni dell’uso di cellulari tradizionali, Blakberry e iPhone. Ovvero di quegli strumenti che allo stesso tempo si presentano come “premio” dell’impresa a chi lo riceve, strumento che permette di equilibrare al meglio il rapporto tra vita professionale e ambito privato, e più sottilmente di nuovo cordone ombelicale che annulla e vanifica ogni tentativo di conservare per sé tempi e momenti che siano davvero privati.

Lo studio ha analizzato i comportamenti e le opinioni di un campione di 627 lavoratori, per lo più laureati, in diverse aree di attività. Dalla contabilità alle vendite. Dal marketing al settore legale e ai servizi informativi. Tra loro ci sono top manager ma soprattutto quadri intermedi e funzionari di medio livello. Consulenti, formatori e figure emergenti dell’azienda. Insomma un ampio spettro di profili che danno corpo al fare dell’azienda.

La consegna e le regole taciute. Ebbene circa tre quarti delle persone che sono state dotate di questo strumento non lo spengono mai. Anche perché il 42 per cento dei lavoratori che riceve il cellulare aziendale, è convinto che la consegna di quell’oggetto voglia dire che di fatto si debba essere sempre reperibile. Sia che essi siano baby-boomers o appartenenti alla generazione X. D’altronde quasi mai viene detto il modo, e l’orario, di uso di quello strumento. La gran parte di chi riceve un cellulare aziendale così è costretto a cercare di “indovinare” attese e aspettative sulla base delle cultura e le regole implicite proprie dell’azienda in cui lavora. Con la conseguenza diffusa di un’estensione di diverse ore del tempo di lavoro.

Impossibile dire “no”. D’altronde quello del cellulare è una specie di trappola a cui è difficilissimo sfuggire. Molti dicono che non si potrebbe rifiutare l’offerta di un cellulare aziendale senza correre il rischio di essere penalizzato sul posto di lavoro o mettere a rischio un’eventuale promozione. In assenza di politiche guida chiare, che siano sostenute da comunicazioni appropriate circa le intenzioni della direzione aziendale, sono le prevalenti norme culturali a formare le convinzioni degli impiegati su come le tecnologie debbono essere inserite all’interno dei propri tempi di lavoro.

Meglio la separazione netta. E’ vero che per la gran parte gli strumenti migliorano le performance di lavoro, ma molti di loro dicono che preferirebbero una chiara separazione tra lavoro e vita privata A un’integrazione dove i confini tra ore di lavoro e ore di non lavoro sono troppo permeabili e valicabili. Solo un terzo ritiene che uno di questi strumenti sia parte del sistema di premiazione, mentre la metà pensa che avere uno di questi strumenti rappresenti e offra la dignità di status o importanza nell’organizzazione.

La necessità di regole chiare e il dono ingannevole. E’ molto importante così, concludono gli autori dell’indagine, che in aziende che vogliono favorire davvero l’equilibrio tra vita privata e vita professionale, si dia un messaggio molto chiaro di come e quanto la tecnologia deve essere usata in quello che tradizionalmente viene considerato il tempo personale

Se infatti non vengono chiarite le attese che ha l’impresa e i confini di uso, chi si ritrova con un cellulare aziendale tra le mani rischia di covare una sorta di risentimento per colpa di quell’ulteriore cordone ombelicale che gli viene offerto sotto la ingannevole veste di un dono.

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