Rischio biologico e legionella

Rischio biologico e legionella – Obblighi e aspetti tecnici

Dlgs 81/2008 e valutazione del rischio biologico – Obblighi

 

La Conferenza Stato-Regioni, nella seduta del 7 maggio 2015, ha approvato le nuove linee guida sulla legionellosi. Il documento in questione intende riunire, aggiornare e integrare tutte le indicazioni riportate nelle precedenti linee guida nazionali e normative: “Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi”, pubblicate in G.U. del 5 maggio 2000; “Linee guida recanti indicazioni sulla legionellosi per i gestori di strutture turistico-recettive e termali” e  “Linee guida recanti indicazioni ai laboratori con attività di diagnosi microbiologica e controllo ambientale della legionellosi” (G.U. n 28 del 4 Febbraio 2005 e G.U. n 29 del 5 Febbraio 2005).

Le linee guida sono state aggiornate e raccolte in maniera sistematica e aggiornati assecondando le nuove conoscenze e le recenti ricerche scientifiche.

“Legionellosi è la definizione di tutte le forme morbose causate da batteri Gram-negativi aerobi del genere Legionella”. “Le legionelle sono presenti negli ambienti acquatici naturali e artificiali […] creando una potenziale situazione di rischio per la salute umana”.

Le nuove linee guida della Conferenza Stato-Regioni riportano una lunga disamina dei fattori di rischio, delle modalità di trasmissione, dei luoghi, della frequenza della malattia, del trattamento sanitario e clinico che alle patologie viene riservato.

Il D.Lgs. 81/08 e s.m.i. riporta che il rischio di esposizione a Legionella in qualsiasi ambiente di lavoro richiede l’attuazione di tutte le misure di sicurezza appropriate per esercitare la più completa attività di prevenzione e protezione nei confronti di tutti i soggetti presenti considerando che al Titolo X del suddetto D. Lgs 81/2008 la Legionella è classificata al gruppo 2 tra gli agenti patogeni; più specificatamente, all’Allegato XLVI sia la Legionella pneumophila sia le rimanenti specie di legionelle patogene per l’uomo (Legionella spp.) sono classificate quali agente biologico del gruppo 2 ossia, come definito all’articolo 268 (Classificazione degli agenti biologici) “un agente che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaghi nella comunità; sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche”.

Le misure di sicurezza si dovranno realizzare a seguito del procedimento di valutazione del rischio, indicato sempre al menzionato Titolo X e si dovranno attuare in conformità ai disposti del Titolo I (del citato Decreto Legislativo) riferendosi a quanto riportato negli Artt. 15 e 18″.

Sulla base di quanto definito all’Art. 271, il Datore di Lavoro ha l’obbligo di valutare il rischio legionellosi presso ciascun sito di sua responsabilità e, di conseguenza, deve:

– effettuare la valutazione del rischio legionellosi, tenendo conto di tutte le informazioni disponibili sulle caratteristiche dell’agente biologico e sulle modalità lavorative che possano determinarne l’esposizione

– adottare misure protettive e preventive in relazione al rischio valutato

– revisionare la valutazione del rischio legionellosi in occasione di modifiche significative dell’attività lavorativa o degli impianti idrici od aeraulici o qualora siano passati 3 anni dall’ultima redazione (fanno eccezione quelle tipologie di strutture per cui è richiesto un più frequente aggiornamento della valutazione del rischio: strutture sanitarie, termali)

– se la valutazione mette in evidenza un rischio per la salute o la sicurezza dei lavoratori, adottare misure tecniche, organizzative, procedurali ed igieniche idonee, al fine di minimizzare il rischio relativo

– adottare misure specifiche per le strutture sanitarie e veterinarie, per i laboratori e per i processi industriali

– adottare specifiche misure per l’emergenza, in caso di incidenti che possono provocare la dispersione nell’ambiente dell’agente biologico

– adottare misure idonee affinché i lavoratori e/o i loro rappresentanti ricevano una formazione sufficientemente adeguata.

Per l’adozione delle misure protettive, preventive, tecniche, organizzative, procedurali ed igieniche idonee, si deve fare riferimento a quanto definito nelle presenti Linee guida.

Due sono le categorie professionali particolarmente analizzate: gli operatori sanitari e il settore odontoiatrico.

  • Per gli operatori sanitari il rischio di contrarre la legionellosi si riduce ai casi in cui avvenga l’inalazione di aerosol contaminato (ad esempio durante operazioni che riguardano l’igiene personale del paziente con utilizzo di acqua) al quale peraltro sono esposti anche i pazienti.

Tale evento si configura come poco probabile se la struttura sanitaria si è dotata di un programma di controllo del rischio legionellosi correlata all’assistenza ed alla luce del più ridotto grado di suscettibilità all’infezione da parte di individui con sistema immunitario integro (in particolare in assenza di fattori predisponenti).

Quindi quando deve essere valutato il rischio biologico?

Sempre.

Nell’ambito del processo di valutazione dei rischi, anche il rischio biologico deve essere preso in considerazione. Si ricorda peraltro che un rischio “generale” di esposizione ad agenti biologici è presente in tutte le “collettività” e può essere legato ad esempio alla pulizia dei locali, degli spogliatoi, dei servizi igienici, delle docce, alla disinfezione di dispositivi di protezione usati da più persone, …).

Il grado e le modalità di approfondimento della valutazione, quindi la necessità di mettere in campo misure specifiche, potrà invece variare in relazione alla situazione specifica.

Classificazione degli agenti biologici

Gli agenti biologici sono ripartiti nei seguenti quattro gruppi a seconda del rischio di infezione:

  • a) agente biologico del gruppo 1: un agente che presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani;
  • b) agente biologico del gruppo 2: un agente che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaga nella comunità; sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
  • c) agente biologico del gruppo 3: un agente che può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori; l’agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
  • d) agente biologico del gruppo 4: un agente biologico che può provocare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori e può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità; non sono disponibili, di norma, efficaci misure profilattiche o terapeutiche.

Esempi:

  • Saccharomyces cerevisiae [lievito di birra] – Gruppo 1
  • Legionella pneumophila – Gruppo 2
  • Salmonella typhi, HIV – Gruppo 3
  • Virus Ebola, Virus della fbbre emorragica – Gruppo 4

Legionella pneumoniae: che cos’è?

Patologia

Legionella è un batterio (una famiglia di batteri) presenti negli ambienti acquatici naturali e artificiali: acque sorgive, comprese quelle termali, fiumi, laghi, fanghi, ecc…

“Legionellosi” o “Malattia del legionario” è la patologia che ne deriva che sostanzialmente si manifesta in forma di polmonite con tasso di mortalità variabile tra 10-15%. La specie più frequentemente coinvolta in casi umani è Legionella pneumophila. Alcuni sintomi sono febbre, tosse, insufficienza respiratoria, cefalea, possibili complicanze extrapolmonari.

Trasmissione

La trasmissione della malattia avviene in genere per via respiratoria mediante inalazione di aerosol (goccioline d’acqua), oppure di particelle contaminate essicate.
Più le goccioline di aerosol o nebbia sono di piccole dimensioni più sono pericolose: gocce di diametro inferiore a 5μ arrivano più facilmente alle vie respiratorie più profonde.

Quando si può presentare il rischio?

Nel seguito sono riportati alcuni esempi di situazioni di rischio.

La maggior parte dei primi casi di legionellosi documentati sono stati attribuiti a particelle di acqua aerodisperse, contenenti batteri provenienti da torri di raffreddamento o condensatori evaporativi o unità di trattamento d’aria (UTA) impianti di acqua potabile, apparecchi sanitari, fontane, ecc.

Quali condizioni possono favorire lo sviluppo del batterio?

Naturalmente deve essere effettuata una valutazione caso per caso. In generale alcuni dei fattori che possono incrementare il rischio sono i seguenti:

  • presenza o utilizzo di acqua;
  • ristagno di acqua;
  • temperature (specie se comprese indicativamente tra 25 e 45 °C);
  • nebulizzazione di acqua;
  • presenza di biofilm adeso alle superfici;
  • presenza di inctrostazioni;
  • ecc.

Attività metalmeccanica

L’attività metalmeccanica o manufatturiera in genere è esente da rischio? Assolutamente no.

Nelle attività metalmeccaniche in particolare, la presenza di agenti biologici non è sempre trascurabile, alcuni esempi sono:

  • il rischio legato al tetano (Clostridium tetani) – legato alle possibili punture o ferite
  • il rischio legato all’impiego e alla possibile contaminazione dei fluidi lubrorefrigeranti (oli minerali – emulsioni oleose) da parte di batteri e/o funghi, che può essere amplificato dalla presenza di sostanza organica (oli) all’interno dell’emulsione oleosa; può essere legato ad un assente o inadeguato trattamento dei liquidi (sostituzione, filtrazione, additivazione con sostanze battericide), all’assenza o inefficienza di strutture di contenimento sulle macchine o alla necessità di contatto diretto con i pezzi (magari senza protezione adeguata). Spesso peraltro ci si limita a rinnovare totalmente il fluido in uso, fare periodicamente dei rabbocchi, senza verificare la carica batterica presente, né correggere la contaminazione con appositi prodotti antimicrobici. Questa situazione favorisce lo sviluppo di batteri e/o funghi, che si moltiplicano progressivamente con l’invecchiamento dei liquidi lubrorefrigeranti”.

Che cosa fare?

Gli interventi richiesti partono inevitabilmente da una adeguata valutazione.

Una volta individuate le fonti di pericolo e valutati i rischi in relazione al caso in specie (attenzione: la valutazione deve essere documentata) possono essere pianificati ulteriori approfondimenti anche analitici per poi arrivare a definire un piano di prevenzione e protezione adeguato.

Gli interventi previsti o possono essere riconducibili, a titolo esemplificativo, a:

  • controllo e monitoraggio periodico;
  • prevenzione dello sviluppo di batteri mediante sanificazione e dosaggio di prodotti specifici;
  • manutenzione periodica orientata a limitare le fonti di proliferazione;
  • disinfezione periodica mediante trattamenti intensi (es. iperclorazione o shock termico) con verifica di efficacia;
  • ecc.

in caso di dubbi contattaci info@framyx.com

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